Friday, 15 July 2011

La cassettina di Lou Reed


No, non la cassettina delle ceneri.

[EDIT 27/10/2013] sì, la cassettina delle ceneri, invece. Un'eccezione alla regola per troppo amore: le venti canzoni qui descritte potete scaricarle direttamente cliccando QUI. E dai, su.

Tu. Tu che cerchi Lou Reed. Una volta, ti avrei fatto una cassettina per fartelo capire. Audiocassette. Ma ora come si fa, non c'è tempo per quel genere di cose, non c'è tempo per fare le copertine della cassettina con i pennarelli o con le foto ritagliate, o forse semplicemente non c'è la voglia, o è un misto di tempo e voglia. Siccome Internet, se usata bene, non è né più né meno umana di un nastro magnetico, guarda, sai che faccio? Faccio la cassettina qua, come un elenco di canzoni (mi dicono che si chiamano "Playlist") e tu te le compri, te le scarichi, te le guardi su youtube, te le immagini, fai un po' quello che credi. E magari non trovi proprio Lou, ma trovi un pezzo di Lou che piace parecchio a Me. Guarda, te le ho pure messe in ordine secondo un ordine mentale che mi convinceva. Tutto in cinque minuti, ed evitando alcune sconvolgenti pietre miliari, che quelle poi te le trovi da te sui best of. Perché non c'è tempo, non c'è voglia, e perché Lou Reed mi prenderebbe a calci nel culo se mi vedesse davanti al computer a scrivere 'sta roba. Ma Lou Reed mi prenderebbe a calci nel culo, a me e un po' a tutti, anche solo così, per un principio esistenziale.

1 Intro/Sweet Jane - da "Rock & Roll Animal" (1974)
La musica ti sta spazzando via da subito, dalla lunga intro strumentale glammissima. Nota la follia totale del testo di una delle canzoni più rockeggianti di sempre che parla di vite normali fino alla noia. In questa versione c'è un pezzo, "heavenly wine & roses", spesso omesso dalle tante versioni della canzone. Ma merita.

2 Smalltown - da "Songs for Drella" (1990)
Prima di Andy Wahrol non c'era niente - questo ha detto in concerto a Milano l'altra settimana Lou, ricordandolo come "my leader". Certo è che ritrovare Lou vivo alla fine degli anni Novanta, a celebrare insieme a John Cale l'altresì defunto Andy è una cosa veramente bizzarra. Soprattutto se il pezzo d'apertura del disco è praticamente un brano da operetta.

Where did Picasso come from
there's no Michelangelo coming from Pittsburgh
if art is the tip of the iceberg
I'm the part sinking below

3 Wagon Wheel - da "Transformer" (1972)
Transformer trasuda un tale grado di qualità che uno Wagon Wheel la può quasi considerare un riempitivo. Ma astratta dal contesto rappresenta un esempio pulito, onesto, sornione di come fare grande Rock'n'roll anche nei Settanta, senza perdersi in barocchismi troppo dopati.

4 Wild Child - da "Lou Reed" (1972)
Per qualche ragione misteriosa ti ho messo Wagon Wheel e Wild Child attaccate, e dire che sono davvero molto simili come mood, ritmo, addirittura nella stessa tonalità. Ma senti come, da un canovaccio quasi identico, Lou sa sottilizzare e arrivare a qualcosa di groovy, moody, black con Wagon Wheel, mentre, appena sei mesi prima, suona molto più quadrato in Wild Child. Che però ha un testo molto più lucido e ironico, con questi hipster ante litteram che se la menano su mille sciocchezze sparandosi le pose, ma alla fine sono "always back to Lorraine".

And then we spoke of kids on the coast
and different types of organic soap
And the way suicides don't leave notes
Then we spoke of Lorraine
always back to Lorraine

5 Finish Line - da "Set the Twilight Reeling" (1996)
Ma chi invecchia così, dimmelo, chi! Come un temporale che monta lontanissimo all'orizzonte di una pianura americana, questa epopea sonora cavalca sobria e maestosa fino a sbaragliare qualsiasi difesa dell'ascoltatore. Agli ultimi versi, "first came fire, then came light, then came feeling, then came sight" ho un sussulto. Tanto che non mi sembra siano passati appena tre minuti di canzone.

I'm five years old the room is fuzzy
I think there's also a very young girl
It's hard to remember what happened exactly as
I'm staring at the finish line
Ooohhh, first came fire then came light
then came feeling then came sight

6 Vicious - da "Transformer" (1972)
Qui invece un classicone. Niente mi toglierà dalla testa che "Ti rullo di cartoni" degli Skiantos nasce dopo l'ascolto di questo divertissement. Perché Lou fa tanto il duro, ma spesso scrive con un piglio demenziale che noi italioti tendiamo a trascurare. Vicious/you hit me with a flower/You do it every hour/ooh baby you're so vicious"? WTF.

7 The Bed - da "Berlin" (1973)
Prima ti racconta che sei vicious e che you hit me with a flower, l'anno dopo te lo ritrovi depresso a raccontare di Caroline, che le portano via i bambini perché si droga e allora in più si ammazza tagliandosi le vene. Non mi sono mai tirato fuori dalle vene la voce di Lou in questo brano.
E poi...

8 Sad Song - da "Berlin" (1973)
... e poi c'è Sad Song, subito dopo, a seguire. Immaginatevi Lou Reed sbronzo che manco non si accorge di cosa gli sta combinando il produttore Bob Ezrin, con voci bianche e archi lanciati verso l'infinito. Perché Caroline sarà anche morta, ma sticazzi insomma, dice Lou, mica posso stare a piangere sul latte versato, un altro al mio posto l'avrebbe fatta fuori già prima. E pazienza se il ritornello è uguale alla strofa di Satellite of Love, insomma. E intanto Ezrin riutilizzerà molte delle idee sonore di Berlin per The Wall dei Floyd. Confortably Numb anyone?

9 Power and Glory - da "Magic & Loss" (1992)
Ripigliamoci un attimo. Con questo bel dischetto sulla morte. E vabbe', oh, povero Lou, gli sono morti due amici in un anno, perché non farci su uno dei gli album più "focused" della sua intera carriera? Fai caso a quella stramba, ipnotica vocina che senti a un certo punto - l'hai sentita nel finale di Twin Peaks.
We saw the moon vanish into his pocket
we saw the stars disappear from sight
We saw him walk across water into the sun
while bathed in eternal light
We spewed out questions waiting for answers
creating legends, religions and myths
Books, stories, movies and plays
all trying to explain this

10 Sword Of Damocles - da "Magic & Loss" (1992)
Lou scriveva canzoni già negli anni Sessanta, e ha sicuramente assorbito l'influenza degli artisti della Tamla Motown. La struttura ritmica centrale di questo brano in effetti rieccheggia qualcosa delle Chiffons, o delle Shirelles o delle Vattelapescas che ora mi sfugge, però ti sta parlando di uno in chemio che rischia di schiattare da un momento all'altro e infatti poi schiatta. Il pezzo avrebbe tanto bisogno di un ritornello che "apra" e stemperi la tensione che cresce proprio con questo semplice escamotage: senza un ritornello che "apra". Oh, il mio amico sta morendo, cosa diavolo dovrei aprire?

That mix of morphine and dexedrine we use it on the street
It kills the pain and keeps you up your very soul to keep
But this guessing game has its own rules
the good don't always win
And might makes right
The Sword of Damocles is hanging above your head

11 Kill Your Sons - da "Sally Can't Dance" (1974)
Dolci ricordi d'infanzia per Lou: identificato da uno psichiatra come gay, in giovane età viene sottoposto a cure a base di elettroshock. Accetterai che ogni tanto suoni un po' unpolite, il nostro. La canta male, Lou, monotono, strascicata, e come al solito c'azzecca, secondo me. Bellissimo giro di basso, semplice, che non perdona.

12 Last Great American Whale - da "New York" (1989)
La più emozionante canzone sullo scempio ecologico operato dall'uomo. Meglio anche di A Hard Rain's gonna fall di Dylan. Sul serio. Funziona perché sarebbe una ballad super melodica, se solo Lou avesse cantato la melodia invece di parlarci sopra e trasformarla in un capolavoro.
Well Americans don't care for much of anything
land and water the least
And animal life is low on the totem pole
with human life not worth more than infected yeast
Americans don't care too much for beauty
they'll shit in a river,
dump battery acid in a stream
They'll watch dead rats wash up on the beach
and complain if they can't swim

13 Work - da "Songs for Drella" (1990)
La misura esatta di quanto si possa rockeggiare senza batteria, con uno straccio di basse, una chitarra elettrica, il piano di Cale e la voce di Reed che ci rivelano l'anima di instancabile lavoratore di Warhol. Ogni strumento fa la sua parte nel trasmetterci il ritmo serrato del processo creativo di Drella.

14 It Wasn't Me - da "Songs for Drella" (1990)
Probabilmente è John Cale che porta tanto spirito classicistico in Songs for Drella, firmato infatti a quattro mani. La parte arpeggiata al piano con la chitarra in feedback dovrebbe essere studiata nei maledettissimi conservatori, perché non mi interessa che la musica classica si popolarizzi, ma che la musica pop meritoria si classicizzi, diventi snob, elitaria, stronza come Lou.

15 Caroline Says II - da "Berlin" (1973)
Se l'ha cantata anche Patty Pravo una ragione ci sarà, anche se la ignoro, forse sperava di bissare il successo dei Giardini di Kensington (remake di Walk on the Wild Side) Però il brano sembra proprio fatto per Lou, ancora in dubbio su che tipo di eroe leggendario del rock'n'roll diventare. Sarebbe diventato Lou Reed nella categoria unica Lou Reed. Ma anche con le ballate più classiche si difendeva egregiamente: senti come infonde un afflato mentolato al tutto, roba da Brancamenta alle quattro di mattina, quando tutto è immobile e tu non sai perché vuoi vedere l'alba, ma nei hai un disperato bisogno per verificare d'essere in vita.


But she's not afraid to die
all of her friends call her Alaska
When she takes speed, they laugh and ask her
What is in her mind what is in her mind

16 Set The Twilight Reeling - da "Set the Twilight Reeling" (1996)
Cosa manca esattamente a Vasco Rossi per invecchiare bene come Lou Reed? Praticamente tutto. A un certo punto, se la ascolti freddamente, la parte veloce di questo pezzo potrebbe sembrare "Sono ancora in coma" di Vasco, eppure è evidente che i due brani stiano agli antipodi della galassia. E parliamo di un brano del Vasco migliore, quello non ancora invecchiato male.

17 Coney Island Baby - da "Coney Island Baby" (1975)
Oh, volevo proprio dirvelo: giocavo a football perché mi piaceva l'allenatore. Attorno a questo grazioso coming out di Lou si materializza un brano d'una dolcezza infinita, mai melensa e sempre così schietta che viene voglia di giocare a football anche a me. Di che mi lamento, poi? Il mio leggendario insegnante di educazione fisica, Tiziano Vidoni, mi ha passato una quantità di rock'n'roll, Lou Reed incluso, che lo ringrazio ancora oggi, anche se lo facevo ammattire perché venivo a educazione fisica coi boxer da mare. Si vede che non mi piaceva abbastanza da volerlo assecondare.

18 Ecstasy - da "Ecstasy" (2000)
Quanto ha guadagnato la voce di Lou tra l'inizio degli anni Sessanta e la fine degli Novanta? Non ho i dati sottomano, ma il timbro subisce un'evoluzione pazzesca. Questo pezzo è fatto di niente, se possiamo chiamare "niente"un minimalismo pienissimo, dove ogni frequenza audio è dominata totalmente da uno strumento - e tra questi, appunto, la voce musica di Lou. Entrano i violini. Ti ritrovi in Andalusia, l'estate permea ogni cosa e di colpo ti rendi conto che se qualche canzone di Lady Gaga non ti sembra così male è solo perché ti drogano ogni mattina (uò uò) ed ogni sera (uò uò).



The moon passing through a cloud
a body facing up is floating towards a crowd
And I think of a time and what I couldn't do
I couldn't hold you close, I couldn't, I couldn't become you
They call you ecstasy,
I can't hold you down
I can't hold you up
I feel like that car that I saw today,
no radio no engine, no hood

19 Street Hassle - da "Street Hassle" (1978)
Ti ho preparato un crescendo piuttosto notturno, per il finale, less rock, more talk, ma sempre rock in effetti. Questa è la storia notturna di due che si incontrano, si piacciono, fanno sesso, si bucano, non necessariamente in quest'ordine, ecco, ma poi lui va via, mi pare, sì, insomma lei è morta e il tizio del motel non vuole grane e lo chiama e chiede se per piacere può trascinare per i piedi la bella Mathilda morta e buttarla in strada, così nessuno avrà grane, oh, tanto è morta, cazzo, dai, e siamo in piena letteratura americana del dopoguerra, evidentemente Palahniuk non ha inventato una mazza ed è sopravvalutato per le stesse ragioni per cui lo è la Lady Gaga di cui sopra. Lou non lo devi né sopravvalutare né sottovalutare, basta che lo ascolti, fattela raccontare da Lou che ne sa, tanto che sospetto che sia morto già un paio di volte, perché te la racconta troppo, troppo bene la morte (ma quello nella terza parte della suite non sembra proprio un giovanissimo Bruce Springsteen?)

20 Goodnight Ladies - da "Transformer" (1972)
Non lasciamoci con l'amaro in bocca, però, mica abbiamo le spalle di Lou, né il suo ormai taumaturgico bulbo etilico. Torniamo allora a quando anche lui era un po' incasinato, e passava il sabato sera a casa solo come un cane a bere tequila, perché non è che le "ladies" sono sempre là per te, Lou. Brillo, ma con la sbronza super simpa, eccolo qui, lo lasciamo nel suo appartamento newyorchese, indetreggiamo, capitomboliamo dalla finestra guardando verso l'alto mentre precipitiamo verso il basso. Sembra di volare verso le stelle, invece è la fine, sul selciato. Boh, tanto è il solito sogno, un sogno che dura il tempo di una cassettina. Ci voleva proprio, questa cassettina, ricordare come si compilavano, come si ragionavano, come si spiegavano.

Oh wow wow, something tells me that you're really gone
you said we could be friends but that's not what
I want Ah anyway, my TV dinner's almost done
it's a lonely Saturday night

Chissà se Lou ha mai fatto una cassettina. E chissà cosa c'ha messo dentro.

5 comments:

Anonymous said...

Che omaggio superlativo. Certo Lou, se glielo facessi leggere, forse ti manderebbe a fanculo. E' imprevedibile. Ci piace per questo. Di sicuro non è un tipo che, se fosse stato insegnante di ginnastica, si sarebbe minimamente scomposto vedendoti entrare addirittura in infradito.
S

Ivano Porpora said...

Lou le ha fatte le cassettine.
E ci ha messo dentro Chuck Norris.
(Ogni tanto ti ritrovo. Stavo cercando un seminario per scrivere videogiochi, e guarda te...).

Marpo said...

Bel Post, complimenti!
(Ma il timing per fare la cassettina è importante, che col nastro da 90 si rischia che il suono poi distorce)

gizu said...

la soluzione: sony UX-S chrome

Marpo said...

e manca "My red Joystic"!