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Sunday, 5 October 2008

Magical Mystery Trip Parte VII:
Gnic Gnic, Orgel

13. La mort de Orguel.

"Come sempre le foglie cadono d'autunno. Intona i canti dei veggenti, cedi alla saggezza, alle scintille di fuochi ormai spenti, règolati alle temperature e alle frescure delle notti: lascia tutto e seguiti".

Orgel, pur non esistendo, non durò che il tempo di un'Olanda. Arrivato in Costa Azzurra, capii che tutto quel sole, la violenza serena del mare, il segno del costume sulla schiena delle ragazze, beh, l'avevano già ucciso. E infatti Orgel, pur non esistendo, morì già nel tragitto che dall'Olanda ci portava in Francia. Morì attraversando un campo pieno di pecore visto dal finestrino del treno. Successe perché un pesce palla volante gli soffiò addosso una visione desertica, fatta di piramidi, sabbia rovente e cieli di fuoco.

Orgel, pur non esistendo, si spaventò, e spaventandosi assunse temporaneamente delle sembianze, le sembianze di un omino spaventato. E le sembianze spaventate sono un materiale a cui il fuoco attecchisce che è una meraviglia - certo molto meglio che al vuoto, all'antimateria di cui (non) era fatto Orgel fino a quel momento. Ad alimentare ulteriormente le fiamme sopraggiunsero i ricordi: i ricordi confusi di un uomo (inesistente) che vede una vita( inesistente) passargli davanti agli occhi (inesistenti):
- Una ragazza incrociata chissaddove.
- Uno squalo da cartone animato.
- I bonus di un videogame della Taito del 1986.
- Dei palazzi creati da un listato BASIC del Commodore 64.

(Che strane sembianze, può avere la morte, a volte).

Non che vita e morte significassero molto, per Orgel. Ci mancherebbe. Però, quella era indubbiamente la fine di un ciclo. Il ciclo di Orgel. Non restò che adagiare le matite colorate per terra, mettendole una accanto all'altra, coda-punta-coda-punta eccetera, fino a formare il perimetro di un rettangolo. Una porta sul pavimento, a cui mancava solo la maniglia. Appoggiai il quaderno Pigna Minibook dentro il rettangolo, lo ruotai e la porta si aprì. Ci saltai dentro e fui infine fuori. Fuori nel sole, nella violenza serena del mare, nel segno del costume sulla schiena delle ragazze.

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Sigla. "Buona" la prima, ça va sans dire!

Saturday, 4 October 2008

Magical Mystery Trip Parte VI: due droghe

11. Orgel e il bad trip nel videogioco del 1985.

"Tautò tèni zon kài/tethnekós kai egregoròs/kai kathèudon kai nèon kai/gheraiòn tade gàr/ metapésonta ekéina ésti/kakèina pàlin táuta" (vabbe' va')

(continua da qui) A un certo punto, disegna che ti disegna, uno anche si stanca, no? Ognuno, quando si stanca, devia dalla direzione originale in un modo differente e personale, a seconda del tipo. Ci vorrebbero degli schock addizionali, anche detti calci in culo, in quel caso, per tenere la retta via.
Io, quando sono stanco, tendo a ripiegare sul passato, come uno che ha freddo e si intrufola nella coperta di Linus. Un po' ti copre, un po' ti strozza, il passato. Per cui Orgel di colpo diventa tutt'uno con me, i suoi ricordi i miei, il padre come il figlio (per lo spirito santo ci stiamo attrezzando). Si scopre che nel 1985 Orgel giocava ai videogame in sala giochi e si sentiva
risucchiato dal tubo catodico, dai colori al neon, dalle scritte giapponesi dei coin-op importati illegalmente in Italia. Chissà se anche Orgel, che non sento da un pezzo, oggi come oggi racconterebbe Paura e Delirio in Interrail nel suo blog con l'esatto scopo di fare spazio nei cassetti della memoria e proiettarsi nel presente dopo una terapeutica settimana regressiva a sfogliare vecchi disegni.

12. Funghi.

Una volta lessi che i Pink Floyd, a parte Syd Barrett, probabilmente andavano avanti a birrette, altro che LSD. Il disegno qui sopra sembra un'apologia dei funghi allucinogeni, forse lo è, ma di sicuro noi pischelli non avevamo nemmeno considerato l'idea di provarli, durante il nostro soggiorno olandese. Eravamo abbastanza coscienti da essere coscienti di non essere abbastanza coscienti, per un'esperienza del genere. Però già a pensarci, a 'sti funghi allucinogeni, un po' ci si sentiva strani. E a furia di concentrarsi, e calarsi nel ruolo, alla fine il disegno è venuto abbastanza lisergico. Lo dicono un sacco di gurù e gurotti: se proprio una cosa non ti riesce, fingila. A furia di fingere, imparerai a farla sul serio. "Cosa vedrei se mi fossi fatto un risotto coi funghi di SuperMario?" A furia di immaginarlo, ecco che le visioni appaiono.
(A scanso di equivoci: tutta la storia del Rinconiglio, di me che lavoro a Cernusco e dei corn fields forever è reale.)

A domani per la settima e ultima puntata di questo ciclo.

Friday, 3 October 2008

Magical Mystery Trip Parte V:
Nascita e infanzia di Orgel

9. La genesi di Orgel.

"Un nucleo si divide, e due sono le vite, e quattro e otto ancora, in giusta progressione. Processo di magia, processo forse cieco, o forse illuminato da memoria senza passato"


(continua da qui) Il fatto che Orgel (che - shock in my town! - si pronuncia òrghel, ndB) non esistesse e non fosse mai esistito, non significava a sua volta nulla. Ormai Orgel ci stava simpatico, tanto che decidemmo, io e i miei compagni di Interrail, di dargli comunque dei natali, un'infanzia, dei ricordi. Il fatto di trovarci in Olanda fu determinante: una visita al museo Van Gogh di Amsterdam migliorò le mie capacità soggettistiche di un buon 15%. "La genesi di Orgel" è, a tutt'ora, uno dei miei disegni preferiti per forma e contenuto. Sotto un cielo denso e livido un demone fiammeggiante cpn mani di pietra vomita un fiume, e tra i gorghi prendono forma dei pianeti di fogliame. Aria, Fuoco, Acqua e Terra, praticamente. Un sole e una luna, o forse due soli. Il demone creatore è un autoritratto. Dentro me segni di fuoco. E poi, nel piccolo universo di carta dove ha cominciato la sua (non)esistenza Orgel, il demiurgo ero inevitabilmente io.

10. Ricordo d'infanzia.

Hmm, l'affaire Orgel diventa più complesso. Solo per il fatto di non esistere, Orgel doveva forse essere privato del diritto di avere di ricordi d'infanzia? Odiando il diritto privato (ah ah), ecco che tratteggiai per Orgel un ricordo, nelle intenzioni vangoghiano (cosa alquanto improbabile, senza colori ad olio - e se ne avessi avuti, non sapendoli usare, sarebbe stato pure peggio). Non possiamo essere sicuri che quel giovine rappresentato nel disegno sia Orgel. Magari è il sogno di un'entità non esistente che prova a raffigurarsi secondo i capricci dell'immaginazione. Magari è il suo migliore amico. Tutto si scolora, il sole di un tardo pomeriggio d'estate frammenta la realtà, si pone in primo piano rispetto alle nuvole, la memoria scuce le impressioni e le ricuce con gusto caleidoscopico.

Il giorno dopo avremmo lasciato l'Olanda alla volta della Costa Azzurra. Che ne sarebbe stato di Orgel? Siamo forse vicini all'epilogo di questa lunga serie di post che da troppo tempo (continua)?

Wednesday, 1 October 2008

Magical Mystery Trip Parte IV: Orgel!

7. La chiamata.

"Vivere non è difficile. Potendo poi rinascere, cambierei molte cose: un po' di leggerezza e di stupidità".

(Continua da) ma chi è Orgel? Orgel, ed è questo l'elemento "silenzio"/vuoto, non è nessuno. Non significa niente. Non è un mito, o un eroe esoterico con cui tirarsela maldestramente. Orgel è un buco di senso attorno a cui ruotano i disegni (alla la bocca quadrata bianca del disegno 7, corrisponde il buco bianco tra gli insetti nel disegno 6).
Orgel, spazio bianco negoziabile, piacque molto ai miei colleghi di Interrail. Faceva diventare il mio disegnare un gioco per tutti. Essere al centro dell'attenzione, ma anche al servizio del gruppo. Finalmente un blob, più che uno snob.
"Orgel", in realtà, in tedesco significa "organo", nel senso dello strumento. Ma in una tenda a Utrecht nel 1993, stipati in quattro con fuori un acquazzone inverecondo, non è che puoi pretendere.

8. Where is Orgel?

Questo è a tutti gli effetti un disegno comunitario. Mettici l'anguria. disse un amico. Metti le gelatine, disse l'altro. E metti l'ombrello, che piove. Che colori metto? Bello. La ranocchia col terzo (ran)occhio con in bocca la domanda che chiunque avrebbe potuto porsi, e di cui solo io e i miei illustri compagni di viaggio conoscevamo la silenziosa risposta.
Non che ci avessi pensato, al terzo occhio. Archetipi?
Shhhh, silenzio. Ebbasta con archetipi e dagherrotipi.
La torcia elettrica ha finito la carica.
È buio, nella tenda, nel 1993,
(qualunque sia, il vostro 1993).
Dormiamo, ascoltando il ritmo della pioggia che scende.

Tuesday, 30 September 2008

Magical Mystery Trip Parte III: Orgel?

5. Ouverture.

"Il re di Uruk sfida le forze oscure della foresta al fianco di Enkidu"

(continua da qui) Con i disegni successivi, appartenenti alla cosiddetta "Sequenza di Orgel", cominciò il tentativo del ragazzo troppo preso dall'Io Intellettuale di trovare un silenzio mentale.
Senza premeditazione, i disegni del Meher Baba/mito superficiale si spensero, lasciando posto a una Selva Oscura, con nebbia umida e alberi che mostrano la lingua. Non che ci avessi pensato, alla Selva Oscura. Archetipi?

6. Orgel(Insetti)

Se guardate attentamente il disegno 6, notate che il mostro-insetto in basso a sinistra ha la stessa lingua dell'albero del disegno 5. Il disegno 5 infatti è bucato e lascia vedere il foglio sottostante. La cavità dell'albero è un buco nella pagina, insomma, che rivela i mostri à l'interieur. Come la tana dove si avventura Alice. Non che ci avessi pensato, ad Alice. Archetipi?

Ok. Ma chi è Orgel?

Sunday, 28 September 2008

Magical Mystery Trip Parte II: Meher Baba

3. Meher Baba si mostrò ai suoi discepoli marini.

"Ho dormito per non morire, buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia".

(continua da qua) Dicevamo? Ah sì, snobismo. I miei compagni d'Interrail giocavano a carte, io disegnavo. Loro chiaccheravano lungo gli infiniti tragitti in treno, io disegnavo. Invece di guardare fuori dal finestrino e scoprire il mondo, io disegnavo. Non che non interagissi con loro, anzi, ma nel mentre... esatto, disegnavo. Amorevoli, si portarono in giro per Olanda, Francia, Spagna una specie di valigia disegnante. La mia autospiegazione era che io volevo un viaggio di formazione, e avevo l'impressione che il viaggio non fosse abbastanza formativo. Dunque mi ero inventato, parallelamente al viaggio fisico, un viaggio nell'inconscio, nell'onirico, nei miei ricordi d'infanzia, nei miei miti di carta e di musica. Una costellazione di simboli più o meno esoterici che potevo interpretare soltanto io (nemmeno io, a volte). Era il mio modo per attirare l'attenzione, costringere i miei amici, serenamente curiosi, a chiedermi cosa stessi disegnando. Costringevo loro a entrare nel mio mondo disegnato, visto che io non riuscivo veramente a stare al loro passo nel mondo reale, "viaggiato" che stavamo sperimentando.
4. Meher Baba schiaffeggiò i suoi ed i vostri nemici.

La vacuità nervosa dei due scarabocchi qui presenti testimonia come, all'inizio, questa idea di "viaggio interiore" fosse ancora profondamente insincera e dominata dalla paura di formarsi sul serio, godendo appieno delle esperienze reali fornite dall'Interrail. Misi in mezzo il Meher Baba, uno degli avatar dello zoroastrismo, solo perché era il santone preferito del mio chitarrista preferito, Pete Townshend. Non avevo assolutamente idea, all'epoca, di che diavolo predicasse 'sto Meher Baba ma, hey, faceva scena. Un mito vuoto.

Il Meher Baba reale, che avrei conosciuto più tardi, è un Maestro notevole. Rileggere il senso delle canzoni degli Who sulla base dei suoi insegnamenti mi ha aiutato a far crescere la loro musica assieme a me, oltre il cliché della greatest rock'n'roll band in the world. Ma questa è un'altra storia rispetto a questa dei disegni in Interrail che (continua)

AGGIORNAMENTO: chiudiamo il post con
un'adorabile et assai pertinente aggiunta
suggerita nel primo commento qui sotto:



Magical Mystery Trip

1. Titolo.

"Lo sai che più si invecchia più affiorano ricordi lontanissimi, come se fosse ieri?"

Sono così vecchio che ormai posso rivangare sul PC le versioni digitali di ricordi analogici ancora precedenti. Ho ripescato nel computer delle scansioni fatte dieci anni fa di disegni fatti quindici anni fa. Così ricordo le impressioni suscitate da quei disegni al tempo della loro scansione, ma ora riesco a vedere ancor più lucidamente anche i "momenti mentali" di quando quei disegni li scarabocchiavo, nel 1993.


0. Introduzione con Sponsor.

Gli scarabocchi in questione appartengono tutti a una serie chiamata "Magical Mystery Trip", composta di circa 30 fogli di quaderno minibook Pigna a quadretti, furiosamente imbrattati con matite colorate Giotto nel corso di tre settimane a partire dal 27 luglio 1993. Lo so con precisione perché lì cominciò il mio secondo Interrail.

2. John Lennon, Jeff Minter
e Sir Clive Sinclair, all rolled into one
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Ero carico di energia, avevo appena fatto l'esame di maturità. Lungi dall'essere "maturo", ero un guazzabuglio di potenza senza controllo, il cui umore cambiava repentinamente senza una vera ragione, oppure si assestava su delle reverie proustiane un po' troppo precoci, un po' tanto depresse. Ok, ok, più o meno come oggi, ma allora, non ne ero minimamente consapevole e mi prendevo molto sul serio, con un'attitudine snob rivolta perfino ai miei fraterni compagni di Interrail. (continua)