Thursday, 15 May 2008

La foto del pesce

Dentro un acquario molto bello, a Montreal

Quando sei giovane, a seconda dell'indole, ti vesti male o ti vesti bene. In ogni caso ti vesti senza una reale coscienza. E senza coscienza vivi, respiri, suoni il piano e giochi ai videogame.

Addirittura, è senza coscienza che cerchi la tua coscienza.

Che tu ti vesta male o bene, il problema è che, senza coscienza, ti stai vestendo male o bene agli occhi degli altri, o a quello che tu pensi sia lo sguardo degli altri. In ogni caso, sei troppo giovane per aver ancora elaborato il tuo gusto delle forme. E solo attraverso un'ulteriore ricerca riuscirai infine a elaborare un gusto delle forme oggettivo, fatto di proporzioni auree che riprendono le relazioni atomiche che costituiscono la materia.
Nel frattempo, mentre tu impersonale cercavi tutto questo, me ne stavo a Montreal dentro un acquario molto bello, così bello che pareva proprio di essere dentro la vasca, o dentro un ricordo d'infanzia di bambino che preme il naso sul vetro e si perde nelle forme dei pesci. La natura è a pieno diritto il serbatoio di tutte le forme perfette. E come le muove, per giunta, queste forme, generando quella che potremmo chiamare la Danza dell'Armonia Dinamica (o anche no, va là, che sembra una roba tipo Aquagym).

Quando nell'opera umana riusciamo a vedere una luce, un che di sublime, è proprio perché a volte, nel fare cultura, l'uomo si porta dietro un po' della natura di cui, di fatto, è fatto. E questo nonostante gli immani umani sforzi di pasticciare tutto con secchiate di ego. Niente da fare. La bellezza delle forme, delle proporzioni, dei rapporti numerici senza numeri di Madre Natura è superiore. Sempre più spesso, quando esploro gli sforzi culturali e artistici umani e trovo del bello, ho proprio questa percezione: che la sensazione di piacevolezza derivi dallo stupore di trovare del bello nonostante l'intervento umano. Cavolo, il Jasper Jones, come t'ha beccato l'accostamento cromatico giusto. Ma senti 'sti Bach e Beck, quanto suonano aurei. Anvedi Canova. Shigeru Miyamoto, che Dio l'abbia in gloria. Più vai verso il virtuale e più risulta stupefacente, e quindi eccitante, trovare tracce della natura divina della divina natura. Per questo i videogame, quando mi piacciono, mi piacciono proprio tanto. Perché quando la grafica si fa mandala e il suono si fa mantra, e la dinamica di gioco mi chiede di fondermi col pensiero e col movimento in tutto questo, beh, allora sì che il sublime kantiano irrompe, e l'uomo ritrova se stesso in piena coscienza, finendo di perdersi nei dualismi natura/cultura, e nei dualismi in generale.

Aah. E detto questo, posso proprio rimettermi su Mario Kart.

(Aggiornamento del giorno dopo: ho perso quasi 1000 punti su 8000, a Mario Kart, nella sessione di gioco successiva a questo post. Molte cose si spiegano.)

4 comments:

ilmatto said...

Mario Kant?

B. said...

aaahahahhhhahahah!

(giusto perche' LOL è brutto)

B.

Daniela said...

brutta giornata, eh?

B. said...

Sì, perdere mille punti non è mai bello. Ma riuscire a farlo senza nominare il nome di ddio invano nemmeno una volta, beh, è un buon risultato, seppur magro in termini di consolazione.