Thursday, 20 August 2015

Tracce sul sentiero della memoria [parte 1]


Il primo, sostanziale regalo non è nemmeno il doppio CD che ho ricevuto in regalo, quanto che la motivazione sia stata "come ringraziamento per le cose che fai", riferito agli streaming videoludici che nell'arco di quest'anno abbiamo portato avanti Fabio Bortolotti ed io sul suo canale. Sicchè Ivan Bersanetti, consulente tecnico (oltre che socio fondatore) dell'Associazione Culturale TV-Pedia (nonché di Tivulandia) mi ha regalato questo CD che è una assoluta rarità, visto che non è nemmeno in vendita, bensì un cadeau originariamente riservato ai membri all'associazione culturale omonima.
Che CD. No che non andrebbe guardato, in bocca a caval donato. Ma se la dentatura è di tale caratura, perché no?
Si intitola "Super Video Stars". Un nome che, anche senza sapere di che si tratta, già parla di un'epoca lontana, perché in tempi recenti niente potrebbe avere un titolo così semplice, candido e potente. I contenuti lo confermano: si tratta di una raccolta di sigle di programmi televisivi, di telefilm e di cartoni provenienti da quell'epoca felice della televisione che si colloca tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli anni Ottanta. Col senno di poi, un'epoca tanto felice quanto struggente, poi la televisione cominciò a cambiare e a seguire logiche che in troppi casi non premiavano tanto la qualità quanto altri aspetti del prodotto. C'era una Rai stuzzicata dall'arrivo delle prime emittenti private, che la costringevano a esplorare nuovi linguaggi per restare competitiva. C'era una fame micidiale di programmi che sapessero parlare a 'sti benedetti giovani, che già cominciavano, tra 70s e 80s, a mostrare l'ennesima mutazione, perennemente indecifrabile per sociologi, psicologi e giornalisti.
E allora come accalappiare 'sti giovani, oltretutto sempre più giovani, visto la crescente esposizione televisiva di fasce d'età fino a poco prima relegate al concetto di "Carosello e poi a nanna"? Be', con quella cosa lì, la musica. E la musica delle sigle TV è un termometro fantastico, epoca dopo epoca, di cosa piace o non piace ai giovani. Allo stesso tempo, grazie alla ripetizione spesso quotidiana, le sigle funzionano a mo' di mantra che non solo segue, ma pure forma i gusti (giovanili e non).
Sul loro potenziale culturale, tuttavia, i loro stessi autori erano abbastanza ingenui: ne capivano l'importanza commerciale, ma le concepivano come un prodotto quasi di serie B, senza un reale valore artistico. A volte si facevano in gran velocità, magari riciclando o plagiando. Eppure... Eppure ora sono qui con questo doppio CD di sigle che, per quanto in gran parte dimenticate dai più, sopravvivono come oggetti culturali da preservare. E spesso sorprendono, perché magari proprio questo processo creativo alla bell'e meglio, unito al mestiere e professionalità di compositori ed esecutori, le rende diverse, audaci, energiche, perfino sperimentali.
Quindi anch'io, nel resoconto di  queste 23 tracce (più 10 basi musicali) cercherò di avanzare spedito. Con un avvertimento: sarà difficile non mettere i "nostalgia goggles" di tanto in tanto, perché sul limitare della memoria molti brani mi si sono parati innanzi come un compagno di prima elementare che non vedi da trentacinque anni, ma che riconosci all'istante. E con grande emozione.

Nota: ovviamente i link ripescati da YouTube qui a seguire difettano proprio di quella che è il più grande pregio della collection: la qualità audio che sgorga copiosa dai master originali.


1 Daniel Santacruz Ensemble - Uffa, domani è lunedì



Partiamo con un pezzo che non ho mai sentito, giuro. Loro son quelli di Soleado, qui in un numero disco dal testo totalmente risibile, diremmo populista. Ma - e c'è lo zampino di Tempera - che groove. Il moog di “I feel love” con ritmo disco, cori quasi Abba e interessanti inserti di chitarra classica, più gli immancabili fiati. La pura forza di musicisti impeccabili che trasforma il nulla in... qualcosa.

2 Il Baricentro - Endless Man


Sigla della serie tv "Racconti di Fantascienza”. La ricordavo, in particolar modo perché da piccolo mi metteva paura. Quell'ostinato di moog, quel tempo sincopato, gli arpeggi elettronici liquidissimi. Oggi invece mi rasserena e lo trovo decisamente pregevole nella sua vena retro-fantascientifica. Eh sì, il futuro non è più quello di una volta.

3 Superband - Supereroi


Per il contenitore televisivo "noi superoi", un pezzo che giustamente parla un po' di tutti, senza troppi problemi "questo è marvel" "questo è DC". Sticazzi. Il brano è marginalmente un plagio di Take a Heart dei Sorrows, che però viene stravolta con l'inevitabile - per l'epoca - obbligato elettronico, dei suoni che sembrano presi di pacca da Space Invaders o Computer Games degli YMO, aspetto che rivela una sensibilità notevole a ciò che più è cool e contemporaneo. Sopra tutto, troneggia la voce pazzesca di Dougie Meakin, qui super blues. E che testo, diretto, carico di... di leadership. Mi arruolo, Dougie. Dimmi dove firmare.

4 Superband - Forza ragazzi

[video non su youtube, desolé]

Una alternate take di “ Noi supereroi”, con giusto una strofa cambiata chissà perché. Forse per far sì che i collezionisti, trent'anni dopo, restino con questo misterioso e instricabile rovello.    

5 Orlando L. Johnson - On the Sunny Side of the Street


Se c'è un pezzo di questo doppio CD che qualsiasi quarantenne conosce (pur non scientemente!) è proprio questo bel brano disco cantato in falsetto da, pensa te, il fratello di Wess: accompagnava gli annunci di Italia 1, figurati. Il brano, non il fratello di Wess, che al limite accompagnava Dori Ghezzi. Wess, non il fratello. Oh, insomma.
Tu, come me, mai penseresti di arrangiare uno standard jazz di Fats Waller del 1930 in maniera così sfacciatamente dance, e invece è una bomba. Irresistibile, forse un po' lungo coi suoi 4 minuti, ma hey, è la disco.

6 Stefania Rotolo - Disco Tic


Il mondo si divide in chi compiange Stefania Rotolo e chi non sa chi sia, ma quando poi gli fai sentire i brani di Stefania e poi gli racconti la sua drammatica storia, be', si mette a compiangerla. Non ci dilungheremo certo qui. Con Malgioglio nei suoi anni migliori alle spalle, Disco Tic presenta un testo sensibilmente demenziale, da Erminio Macario (e la nostra aveva iniziato proprio col grande comico). Stefania non si decide davvero se cantarlo o recitarlo, ma nell'insieme sembra più un'intenzione interpretativa che un limite. Strambo, ma non stupido, e con sotto 'sto discofunky da paura.

7 Stefania Rotolo - Cocktail d'amore


"IL pezzo" della brevissima carriera di Stefania. Mellow latineggiante che si definisce lungo il suo dipanarsi come slow pop, con un sassofono birichino e un'interpretazione vocale che non ti aspetteresti da una showgirl che in teoria ha il suo punto di forza nell'energia danzereccia. Emozionante.

8 Stefania Rotolo - Marameo



Ecco, questo invece è il MIO pezzo preferito della Rotolo. Praticamente in tempo reale, il testo ironizza sui nuovi eroi dei cartoni giapponesi che, per i bambini, hanno ormai soppiantato i miti di una volta. Un rap serratissimo che sembrerebbe ammiccare a quanto succedeva musicalmente States, ma secondo me c’è un grande debito verso Petrolini nello stile irriverente che non lascia fiato.
Curiosamente si citano anche Jeeg e il grande Mazinga, che pure non erano del roster RAI (mentre il brano veniva eseguito proprio nell'ambito del programma RAI "Tilt". Come non fossimo già al cospetto di una genialata, a sorreggere il tutto c'è una base discofunky che non perdona. Capolavoro.

9 I Mini Robots - Jet Robot


Quando entra in campo Vito Tommaso non c'è molto da fare - è un compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra senza rivali nel mio pantheon personale di sigle televisive. Uno dei pochi a utilizzare in maniera perfettamente sensata i cori di bambini - non senza averci ficcato in mezzo Rita Monico, già corista di Mina, a fare da ossatura "frequenziale" al coro. Jet Robot è forse il suo brano "robotico" che mi piace meno - e mi piace tantissimo! Notate le rifiniture della base ritmica, raffinata ma che mantiene tutto il "tiro" necessario per un brano che, alla fin fine, parla di uno dei robot più duri e tragici di Nagai, Getter Robot.

10 I Mini Robots - George

[sì, lo so, lo so]

Numero giustamente più comico e meno epico, perfetto appunto come sigla dello strampalato George of the Jungle. Che non ricordo di aver mai, MAI visto all'epoca. Se non altro la sigla me la sarei ricordata, un giro melodico elegantissimo e molto intelligente, apparentemente circolare ma che al momento giusto sa sfociare nel potente ritornello. Occhio anche al middle eight semi improvvisato. Se solo non dicesse proprio TUTTE quelle volte "George".

11 Little Tony - Love Boat (Profumo di mare)



Questo è il brano di Vito Tommaso più celebre, vuoi per l'esposizione televisiva eterna, vuoi per questo Little Tony insolitamente calmo e crooner che canta, appropriatamente, "ma COSAA SUCCEDE SONO CAMBIATO". Il brano è più adatto a una piccola barca a vela che sfreccia a largo di una barriera corallina che non a una tronfia nave da crociera - ed è un complimento al brano. Intro di invidiabile raffinatezza, cori gloriosi ma leggeri, una strana pianoletta verso la fine del brano (spesso Tommaso sceglieva solo instruments davvero bizzarri) e tanto tanto amore. Meglio addirittura della sigla originale americana? Non mi pronunzio.

12 I Mini Robots - Gackeen magnetico robot


Ma siamo pazzi. Qua siamo veramente alla follia. E' tutto giusto, giuro. è un brano che smaccatamente incarna alla PERFEZIONE quella che era l'intenzione dell'autore. E' un libro aperto, è cristallino. Vito Tommaso voleva ottenere esattamente questo. Ve lo dico io. con questo grazioso tono da invasato. Il testo, che parla dei protagonisti di gakeen ma anche in generale del rapporto tra l'uomo e la donna, voce dolcissima, ti domandi che minchia c'entra tutto ciò con i robottoni e BAM, parte il ritornello con una rullata di tom infinita e parte la disco, col bassista che si sta divertendo come un pazzo con gli unza unza in ottava e un gusto per un attimo più melodico che ritmo. Nel mentre succede di tutto, cori, chitarre elettriche, controchitarre elettriche, e una spece di clavinet o come si chiama, col batterista che apre tutto quello che può e colpisce i piatti con espressione ebete e groove totale. Assolino inspiratissimo e via verso la fine netta e perfetta.

[FINE PARTE 1 - sarebbe quasi pronta anche la seconda, ma preferisco i post ben cotti]

6 comments:

Tivulandia said...

Ti sei perso GEORGE? Faceva sbellicare dal ridere, era un cartoon americano:
https://www.youtube.com/watch?v=cCk8Uw5NQX8

Simone Guidi said...

Bellissimo articolo che rientra nella categoria "perle agostane", cioè tutti quegli articoli stupendi che un Blogger riesce a scrivere solo quando ha la mente libera dallo stress e il tempo libero delle ferie. Ti stimo fratello (e ti seguo sempre) ciax

Anonymous said...

Che bel legger B di primissima mattina.
Marameo
S

Anonymous said...

B. d'accordo ben cotto, ma non far bruciare il poast!
S

B. said...

ha ha ha! Monella

Tivulandia said...

Ormai sto perdendo la speranza di leggere la seconda parte della tua mitologica digressione.